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Siccità al Sud, servono interventi strutturali

Dalla Sardegna alla Puglia appare evidente che gli schemi idrici attuali non sono più in grado di reggere il mutamento climatico in atto

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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In Sardegna la situazione peggiore dal 1922, sullo sfondo la forte dispersione di risorsa nei momenti piovosi
Fonte foto: © Igor Kolos - Fotolia

Il Mezzogiorno d’Italia è colpito da una siccità durissima, di portata storica. Se in Campania, in provincia di Salerno, la situazione del fiume Sele presenta il bilancio idrico peggiore per l’irrigazione degli ultimi 50 anni, come testimoniato dai Consorzi di bonifica di Paestum e in destra del fiume Sele, l’annata in corso, per la Sardegna nord occidentale, è la più siccitosa dal 1922, data di inizio delle apposite registrazioni. A stabilirlo è un documento rilasciato dall’Autorità di bacino.

E non va meglio in Puglia, dove nonostante l’imponente l’afflusso di risorsa idrica da Campania e Basilicata gli invasi sono ai minimi. Sullo sfondo c’è una necessità che sta diventando un’emergenza: ripensare gli schemi idrici per adattarli alla nuova situazione climatica, fatta di rari momenti di abbondanti precipitazioni, che spesso non vengono intercettate, e periodi sempre più lunghi di siccità. O tentare di utilizzare al meglio invasi esistenti e non sfruttati, come nel caso della Campania, sollevato dalla Cia.
 
Una nota stampa dei giorni scorsi del Consorzio di bonifica della Nurra in Sardegna, parla senza mezzi termini di “un quadro drammatico che si inserisce in un contesto pluriennale altrettanto difficile e deficitario durante il quale le precipitazioni sono state così ridotte da caratterizzare il quadriennio 2013-2017 come uno dei più critici mai registrati in tutta l’Isola”.

Attualmente la riserva d’acqua presente nel sistema dei bacini della Nurra è di poco inferiore ai 24 milioni di metri cubi d’acqua: il volume invasato nel Temo è appena il 24% di quello autorizzato, nel Cuga il 15% e nel Bidighinzu il 14%.
 
“Nonostante le numerose difficoltà incontrate fino a oggi – afferma il presidente del Consorzio, Gavino Zirattu stiamo cercando di assicurare per ogni zona irrigua approvvigionamenti entro un periodo variabile dai tre ai cinque giorni”.

"Per scongiurare questa situazione, dall’inizio dell’anno abbiamo palesato alla regione le difficoltà che avremmo affrontato durante la stagione irrigua chiedendo interventi immediati e mirati ad arginare la crisi idrica. Adesso auspichiamo che l’apporto d’acqua dal rio Mannu e dal pozzo di Sella & Mosca possano garantire un po’ di respiro alle aziende agricole della Nurra. Ma per evitare che l’anno prossimo il nostro territorio si trovi ancora costretto a fronteggiare una crisi di questa portata – continua Zirattu – è necessario che la politica regionale programmi al più presto degli interventi volti alla captazione delle acque altrimenti destinate a mare, al ripristino dei pozzi e al miglioramento della rete idrica”.
 
"La Puglia convive ormai – denuncia Coldiretti Puglia - con un vero e proprio paradosso idrico. Da un lato è dilaniata da annosi fenomeni siccitosi, dall’altro è colpita da alluvioni e piogge torrenziali, con l’aggravante che l’acqua non viene riutilizzata a fini irrigui, a causa della carenza e/o mancanza di infrastrutture ad hoc".
 
“La situazione degli invasi è al momento sotto controllo – dice il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantelee il livello delle dighe è costantemente monitorato dal Consorzio di bonifica della Capitanata. La Puglia è ciclicamente attanagliata dal fenomeno siccità che obbliga ad un approccio straordinario, immediato e strutturale. La prolungata e ricorrente siccità mette a rischio gli investimenti avviati per l’annata agraria di ortaggi e frutta”.
 
“In Puglia, negli ultimi 40 anni, si è assistito ad un effetto di desertificazione preoccupante – incalza il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti e i dati di giugno 2017 confermano il trend allarmante, dato che le piogge sono crollate del 76% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, passando dai 237 millimetri dell’anno scorso ai 57 millimetri a giugno 2017 (dati AssoCodi Puglia). Gli effetti sull’agricoltura sono evidenti e preoccupanti, dato che i quantitativi di acqua accumulati negli invasi continuano a registrare una progressiva differenza negativa a causa della drastica diminuzione di piogge".

La siccità ha attanagliato per mesi il granaio d’Italia delle province di Foggia e Bari, dove - secondo Coldiretti - già si registra a causa della scarsità d’acqua la perdita del 50% della produzione.

"Sarà necessaria l’irrigazione di soccorso per alleviare le coltivazioni pugliesi dall’arsura
- sottolinea Corsetti - Oltre alle ortive, soffrono gli agrumeti a Taranto, i vigneti di uva da tavola e da vino in tutte le province, il pomodoro a Foggia. Se continua così troverà conferma il calo del 30% o più della produzione di olive per carenza di acqua”.

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