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Confagricoltura: "L'agricoltura guarda al mondo"

Agribusiness, Pac, Brexit, burocrazia e fisco sono stati i temi al centro dell'assemblea annuale dell'organizzazione, nella quale sono stati numerosi gli interventi del mondo politico

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio sono le cinque parole chiave su cui si basa la presidenza di Massimiliano Giansanti
Fonte foto: © Alessandro Vespa - Agronotizie

"Coltiviamo l'Italia" è stato il titolo della prima assemblea nazionale di Confagricoltura per il neoeletto presidente Massimiliano Giansanti che, a Roma, ha aperto i lavori con una relazione agli associati incentrata sulle tematiche 'calde' in Italia ed Europa e della visione del futuro per le imprese agricole. Il tutto all'insegna delle cinque parole d'ordine proclamate al suo insediamento: agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio.

All'assemblea, che si è tenuta nel suggestivo scenario dell'Auditorium, hanno partecipato, oltre a Giansanti e alla sua Giunta, Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo; Gian Luca Galletti, ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare; Beatrice Lorenzin, ministro della Salute; Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali e Paola De Micheli, sottosegretario ministero dell'Economia e delle finanze.
 
"Siamo di fronte ad un bivio: le nostre imprese devono scegliere tra la strada del protezionismo e del declino, oppure essere globali con un'agricoltura vincente, che sa valorizzare il proprio territorio e che vuole raccogliere le nuove sfide del futuro" ha detto Giansanti.
"Confagricoltura non può sottrarsi alla responsabilità di indicare un modello di sviluppo che punti al mondo, attraverso un'agricoltura che sappia essere al passo con i tempi, sempre forte nei suoi valori ma posta in condizione di vincere tutte le prossime sfide che troverà davanti".

"Con il titolo scelto, 'Coltiviamo l'Italia' - ha aggiunto - abbiamo voluto ricordare che il territorio è il perno delle politiche agricole comunitarie e nazionali. Ma una cosa è il territorio, un'altra il localismo. Solo un'agricoltura attiva, competitiva, che guarda lontano e che produce reddito, a cui si offrono più opportunità che vincoli, sarà in grado di assicurare un idoneo presidio del territorio e dell'ambiente".  
 

Presente e futuro tra burocrazia e fisco

Cosa si intenda quando si parla di 'agribusiness' lo ha chiarito Giansanti riportando alcuni numeri del settore, che incide per il 2% del Pil globale, ma sfiora il 4% in termini di occupazione e raggiunge il 9,2% dell'export complessivo. In sostanza, secondo i dati Confagricoltura, il 2% del Pil generato dall'agricoltura nominalmente animerebbe un agribusiness pari al 17% del Pil nazionale, comprendendo tutti i settori a monte e a valle delle produzioni agricole e producendo un valore complessivo annuo di 280 miliardi di euro.
Il panorama dell'agricoltura nazionale, intanto, prosegue la sua evoluzione che vede una drastica riduzione delle imprese agricole totali (-30%) legata prevalentemente alla scomparsa delle imprese individuali in favore della nascita di società di capitali, nello stesso periodo infatti queste sono quasi raddoppiate.

Negli ultimi quattro anni la quota di aziende con fatturati superiori ai 100mila euro è aumentata del 20%, passando dal 4,5 al 5,5%. Queste rappresentano da sole il 56% del valore aggiunto settoriale prodotto, quasi il 60% del fatturato complessivo, il 25% dell'occupazione agricola complessiva e oltre il 60% di quella dipendente.
"Se si pensa a quanto contino per l'uomo il cibo, il nutrimento, la salute, si comprende quanto sia fondamentale l'agribusiness, valorizzando un territorio unico nel suo genere in Europa" ha osservato il presidente di Confagricoltura. "Il tema però non è quali traguardi hanno raggiunto le imprese agricole, ma quanto saranno in grado di andare oltre".

Per proseguire nella crescita le aziende, secondo Confagricoltura, hanno bisogno della politica, alla quale Giansanti si è rivolto, invitandola a guardare con occhi nuovi il settore primario: "Le aziende sono frenate da limiti strutturali inaccettabili" ha commentato. "Mi riferisco all'eccesso di burocrazia, al deficit del sistema infrastrutturale, all'insostenibilità del costo del lavoro che grava sulle imprese. Tutto ciò non esclude che anche le aziende debbano fare la loro parte, anzi. Vogliamo che crescano con strumenti che possano portare ad un aumento della loro competitività".

E a proposito di competitività Giansanti ha chiesto un 'fisco per lo sviluppo', "che accompagni le imprese verso la crescita, con misure che includano il mondo agricolo negli incentivi agli investimenti. Le imprese agricole che determinano il reddito su base catastale vanno equiparate a quelle a bilancio, per usufruire degli 'sconti fiscali' legati agli incentivi relativi al super e iper ammortamento nell'ambito del progetto 'industria 4.0', che include, tra l'altro, l'agricoltura di precisione e più in generale l'agrifood".
Ha quindi sollecitato "un erario 'intelligente', che premi le aggregazioni tra imprese, reti e filiere; che favorisca la presenza sulle piattaforme del commercio online dei prodotti. Riteniamo che politiche fiscali di maggior favore possano incrementare le vendite, generando evidenti vantaggi alla finanza pubblica".

"Il  nostro paese ha origini rurali che vanno preservate, che sono le nostre radici. Ma oltre la tradizione c'è l'innovazione" ha concluso il presidente di Confagricoltura. "L'agricoltura odierna è smart, digitale e tecnologica. Tecnologia che aiuta a produrre in quantità, qualità e sicurezza, che aiuta a rispettare l'agroecosistema, la biodiversità e la sostenibilità".

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura
(Fonte foto: © Alessandro Vespa)


L'Europa

Non poteva mancare l'argomento Europa nella relazione di Giansanti, che ha parlato di Brexit e di riforma della Pac.
"La nostra scelta europeista ha radici lontane" ha dichiarato.
"L'Unione europea non è un'opzione, però c'è bisogno di una Politica agricola comune diversa da quella in essere. L'attuale assetto normativo risulta troppo complicato per gli agricoltori e per le amministrazioni nazionali. Occorre una reale semplificazione.
Il sistema vigente non è in grado di garantire un'ordinata gestione dei mercati nelle situazioni di grave crisi. Non è idoneo ad assicurare una soddisfacente stabilità dei redditi, di fronte alla crescente volatilità dei prezzi.
Vanno ripensate le finalità degli aiuti diretti per concentrare l'attenzione sulle imprese che producono per il mercato, che creano occupazione, che sono in grado di aprirsi all'innovazione tecnica per accrescere la competitività"
.

A proposito della Brexit ha sottolineato come una buona Politica agricola comune richieda un adeguato ammontare di risorse finanziarie e, in vista delle discussioni sul quadro finanziario pluriennale dopo il 2020, ha ribadito la ferma convinzione della sua associazione del fatto che non è possibile rilanciare in modo credibile la costruzione comune con i tagli della spesa agricola.
Secondo Confagricoltura è necessario intervenire sulle economie agricole e la Pac non solo deve essere mantenuta all'altezza delle sue ambizioni, ma anche avere un bilancio adeguato alla sua mission che sta diventando sempre più complessa in virtù della crescente instabilità dei mercati.
Dall'Europa ai mercati esteri il passo è stato breve, così Giansanti ha offerto una panoramica delle posizioni di Confagricoltura sugli accordi di libero scambio e sul nostro sistema infrastrutturale che sembra studiato apposta per mettere i bastoni tra le ruote agli imprenditori che vogliono fare export.

Questi e molti altri temi sono stati toccati dal presidente Giansanti, giunto al traguardo dei cento giorni di carica, nel corso del suo lungo intervento; temi ripresi dai numerosi ospiti che rappresentano le istituzioni.
Il primo intervento è stato del presidente del Parlamento europeo, che ha voluto ribadire il lavoro svolto dall'istituzione da lui presieduta e ha ricordato che gli agricoltori non hanno solo l'opportunità della Pac.
"E' falso che io voglia tagliare la Pac, ma il bilancio deve avere priorità politiche e sociali", ha dichiarato Tajani, rammentando come per fare innovazione ci si possa rivolgere a fondi come Horizont 2020 e come, in ogni caso, ogni sostegno da parte dell'Europa deve essere inteso come tendente a stimolare crescita e sviluppo, non come mero assistenzialismo.
 
Il ministro Martina è invece partito con il rivendicare l'orgoglio del Governo per aver rimesso l'agricoltura al centro dell'agenda politica, per passare poi al tema degli accordi commerciali definiti una "occasione unica" per gli agricoltori, in cui però vanno tenuti sotto costante controllo gli aspetti di protezione e promozione.

Il ministro dell'Agricoltura è passato poi a parlare di Pac, convenendo sulla necessità di 'ristrutturarla' per far fronte ai cambiamenti della realtà contingente e promuovendo un accordo tra i paesi del mediterraneo affinché si crei un gruppo in grado di fronteggiare il blocco del Nord.
"Credo che siamo in un punto di passaggio in cui dobbiamo prenderci carico in maniera ambiziosa della leadership mediterranea: abbiamo pagato per troppi anni l'insufficienza dell'area mediterranea nello scontro Nord-Sud Europa", ha detto il ministro, secondo il quale la Pac "deve orientarsi cogliendo alcune novità che la vecchia programmazione non riconosceva. Per esempio la connessione con i cambiamenti climatici e la gestione dei rischi in agricoltura che sono nodi irrisolti. Siamo pronti a lavorare su queste questioni strutturali con Commissione e Parlamento Ue. Per questo proponiamo in ambito Pac cambiamenti come l'estensione della buona pratica degli Ocm".

Passando alle buone notizie, Martina ha dichiarato che luglio sarà fondamentale per impostare la riforma di Agea e che il Mipaaf è nelle condizioni di raddoppiare con decreto il premio qualità per ettaro sul grano duro per arrivare fino a 200 euro a ettaro; ha annunciato il possibile raggiungimento di quota 30 milioni di euro per il rimborso degli interessi passivi del Fondo latte nell'ambito della crisi della zootecnia e anticipato che nel volgere di pochi giorni si arriverà all'emanazione della circolare per i bandi d filiera, attesi per il primo novembre.
 
La ministra Lorenzin si è soffermata sulle proprietà salutistiche della dieta mediterranea, insistendo sul ruolo che il made in Italy di eccellenza può recitare nell'ottica di sviluppo della nutraceutica.
"Grazie alla nutraceutica oggi e sempre più nel prossimo futuro ci cureremo con il cibo" ha detto la ministra. "Per questo è estremamente importante mantenere la qualità, l'integrità e la sicurezza del cibo, che passa attraverso la cultura dell'ambiente e della salute e dalla consapevolezza, da parte di professionisti del settore, della grande ricchezza che abbiamo nelle nostre mani".
 
In una sorta di 'mini tavola rotonda' hanno chiuso il ciclo di interventi il ministro Galletti e la sottosegretaria all'Economia De Micheli.
Più che il ministro, che ha parlato prevalentemente delle possibili evoluzioni degli accordi di Parigi, è stata la De Micheli a calamitare l'interesse del pubblico parlando di fiscalità. "L'agricoltura è impresa e come tale deve essere trattata e sostenuta" ha detto la sottosegretaria.
"Ma si è creato un clima straordinariamente diverso rispetto a prima, e anche per questa ragione abbiano fatto una manovra fiscale molto importante. Credo che ci siano dei fatti che abbiamo dimostrato di voler fare per rendere l'agricoltura sostenibile anche sul tema fiscale. Non ci saranno aumenti di Iva, non scatteranno clausole di salvaguardia nel 2018".

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