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Zucchero, i prossimi passi dell'Europa

A fronte della futura fine delle quote, i paesi europei stanno programmando incrementi sia in termini di produzione che di export, con un occhio rivolto agli accordi che l'Unione sta siglando in tema di liberi scambi commerciali

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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La fine delle quote nel settore è prevista per il prossimo 30 settembre
Fonte foto: © beats_ Fotolia

L'Europa si interroga sul futuro dello zucchero, dopo la fine della fase delle quote, destinata a terminare con il prossimo 30 settembre. Se per l'Italia la liberalizzazione potrebbe coincidere con un timido aumento produttivo, subordinato più all'introduzione in campo di nuove tipologie di barbabietola, altri paesi dell'Unione europea stanno programmando incrementi significativi sia in termini di produzione che di export, ma allo stesso tempo guardando con attenzione agli accordi che l'Unione europea sta siglando in termini di liberi scambi commerciali.
Eventuali importazioni a dazio zero potrebbero rallentare la crescita di zucchero comunitario o imporre bruschi stop in chiave di prezzo.

Suedzucker, il principale produttore europeo di zucchero, punta ad aumentare ulteriormente la sua attuale quota di mercato (24%), che già le consente di posizionarsi al primo posto nella classifica europea, davanti a Nordzucker (15%).
Come riportato alla Reuters, la società di Mannheim sta lavorando al rafforzamento del proprio sistema distributivo e alla modernizzazione del proprio sistema logistico, per potersi imporre su un mercato sempre più competitivo. Sono stati così investiti 24 milioni di euro per acquistare 240 vagoni ferroviari per raggiungere i principali porti commerciali. Fra i nuovi mercati individuati dalla società tedesca Suedzucker ci sono il Medio Oriente e l'Asia.

Al momento l'export rappresenta solo circa il 5% della produzione aziendale, che ha raggiunto recentemente quota 4,7 milioni di tonnellate. In futuro si stima però che sul mercato mondiale le vendite saranno triplicate, fino a 800mila tonnellate.
La liberalizzazione, però, potrebbe innescare una forte volatilità e c'è chi ipotizza un brusco calo del prezzo. Il gruppo di Mannheim prevede di raggiungere un fatturato tra i 6,7 e i 7 miliardi di euro nell'anno finanziario 2017/1018, che si chiuderà alla fine di febbraio, a fronte dei 6,5 miliardi realizzati nell'anno passato.
Gli azionisti, in gran parte produttori di barbabietole, ottengono un dividendo di 45 centesimi per azione, a fronte dei 30 centesimi dell'anno precedente.

In Austria l'azienda nazionale Agrana ha visto crescere l'utile consolidato del 45,7% a 117,9 milioni di euro, con il fatturato salito del 3,4% a 2,56 miliardi di euro. Numeri che rispecchiano le tendenze dei principali paesi produttori europei, in vista del 1° ottobre. Da quando è stato deciso di smantellare il regime delle quote, le aziende del comparto hanno notevolmente aumentato la propria produzione per poter farsi strada una volta entrati nel mercato libero. Agrana, ad esempio, punta a conquistare spazi soprattutto in Europa orientale.

Già ora la superficie agricola destinata alla coltivazione di barbabietole da zucchero è cresciuta a livello europeo del 16% e del 30% nel Regno Unito.
Euforia anche in Francia, altro grande produttore europeo di zucchero. Nei giorni scorsi il quotidiano Le Monde ha riportato i dati della Confederazione generale dei coltivatori di barbabietole (Cgb), secondo la quale "quest'anno la superficie totale dei campi dedicati alla barbabietola da zucchero è aumentata del 19%, arrivando a toccare i 440mila ettari e, se vi si aggiungono i terreni destinati a produrre etanolo, il totale ammonta a 475mila ettari".

Per accompagnare la transizione verso il libero mercato i gruppi zuccherieri Tereos e Cristal Union, desiderosi di accaparrarsi più zucchero da commercializzare, si sono impegnati ad acquistare il tubero al prezzo minimo garantito di 25 euro alla tonnellata, con integrazioni più o meno importanti in funzione delle condizioni di mercato.
Nel 2017 il prezzo dello zucchero ha iniziato a scendere, perdendo quasi il 15% dal mese di gennaio. Dagli anni Ottanta, come rilevato da Jack Pettus, presidente della American sugar alliance, i prezzi dello zucchero - corretti in base all'inflazione - sarebbero scesi del 40%.

Nella stagione 2017-2018 si prevede un incremento delle scorte mondiali, il primo in tre anni. Questo dovrebbe - secondo l'australiana Abares - portare da un calo delle scorte di 1,1 milioni di tonnellate ad un incremento di 3 milioni per un totale di 71,1 milioni di tonnellate, stima che riflette un incremento di 5,9 milioni di tonnellate nella produzione mondiale, che si attesterebbe così a 189 milioni di tonnellate.

La produzione di zucchero di Cina, India e Thailandia - riporta Abares - è prevista in crescita nel corso della stagione 2017-2018, con l'output della Cina che registrerà un aumento di circa 1,6 milioni di tonnellate per un totale di 12,5 milioni di tonnellate a seguito di sensibili miglioramenti nelle tecniche di coltivazione; significativa anche l'espansione rilevata in India, dove si prevede un incremento di 2,4 milioni di tonnellate (+16%) a 26 milioni di tonnellate.

Nelle scorse settimane la Cina, che è il maggior importatore di zucchero a livello planetario, ha annunciato che, al fine di tutelare gli interessi dei suoi produttori interni, imporrà pesanti penali sulle importazioni del dolcificante. Ne ha dato notizia il Financial Times.
Il ministero del Commercio della Cina ha comunicato che, nell'anno commerciale in corso, aumenterà dal 50% al 95%, i dazi doganali sulle importazioni di zucchero fuori quota.
Lo scorso anno, la Cina ha acquistato circa 3 milioni di tonnellate di zucchero dall'estero, più della metà delle quali provenienti dal Brasile. In base a un accordo del Wto, 1,94 milioni di tonnellate di quelle importazioni sono soggette a una tariffa doganale bassa, pari al 15%.

Intanto, in Brasile la Commissione tecnica nazionale per la biosicurezza ha autorizzato per la prima volta a livello mondiale l'uso commerciale di una canna da zucchero geneticamente modificata, prodotta dal brasiliano Ctc Centro de Tecnologia Canavieira. Lo riporta Beniamino Bonardi su Il Fatto Alimentare.

Come ha spiegato all'agenzia Reuters l'amministratore delegato di Ctc, questa canna da zucchero è resistente alla Diatraea saccharalis, il principale parassita della canna da zucchero in Brasile, che provoca danni ai coltivatori stimati in 1,52 miliardi di dollari l'anno. La canna da zucchero Ogm è denominata CTC 20 BT e contiene il gene Bt (Bacillus thuringiensis), già largamente utilizzato in altre coltivazioni.
Le coltivazioni di canna da zucchero, in Brasile, occupano circa 10 milioni di ettari e Ctc stima che la versione Ogm potrebbe arrivare al 15% in dieci anni.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export prezzi zucchero barbabietola

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