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Puglia, torna la guerra del grano duro

Quotazioni stabili su livelli bassi a Foggia. Mentre la Coldiretti al porto di Bari manifesta contro lo sbarco di 50mila tonnellate del cereale provenienti dal Canada alla vigilia della mietitura

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Si avvicina il momento della mietitura in Puglia, dove continua ad arrivare grano dall'estero
Fonte foto: © Tyler Olson - Fotolia

E' iniziata stamattina (9 giugno 2017) alle 9.00, all'esterno del porto di Bari, la mobilitazione organizzata dalla Coldiretti Puglia per protestare contro le importazioni massicce di grano duro estero, e porre la questione del giusto prezzo e della sicurezza alimentare.
A far scoppiare quella che l'organizzazione agricola definisce "la guerra del grano" è l'arrivo, giudicato "provocatorio", di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver (Canada), carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia del raccolto della produzione nazionale.

Un arrivo largamente annunciato dalle previsioni presentate a Foggia durante "Durum days" dove l'export di grano duro del Canada era stato previsto in aumento del 6,7%. Ma che suona come "un oltraggio insopportabile" secondo la Coldiretti regionale, visti i prezzi del grano duro registrati sulla piazza di Foggia dalla Borsa merci della Camera di commercio il 7 giugno scorso, dove il prodotto fino nazionale all'ingrosso della mietitura 2016 continua a permanere sui 185-190 euro alla tonnellata.
Mentre Ismea continua a rilevare il 31 maggio scorso un prezzo medio all'origine di 192,5 euro per il prodotto fino italiano.

Prezzi considerati incoerenti ed in ogni caso da saldo, per cui la Coldiretti ha mobilitato un migliaio gli agricoltori al porto del capoluogo pugliese "divenuto negli ultimi anni il vero granaio d'Italia, il principale varco di accesso del grano straniero da spacciare come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicare l'origine del grano sulle etichette della pasta" protesta l'organizzazione agricola.

Le aziende agricole pugliesi che coltivano grano duro sono diminuite tra il 2000 e il 2010 del 31,5% - una variazione in linea con la media italiana - mentre la superficie agraria utile ha registrato una contrazione del 16,5%, sia in Italia che in Puglia.

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall'estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha già fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi della Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017.
Una realtà che - sostiene la Coldrietti - rischia di essere favorita dall'approvazione da parte dell'Europarlamento del Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) con il Canada, che prevede l'azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.

Sul tappeto restano irrisolte poi le questioni sanitarie: l'Ue consente l'ingresso nel proprio territorio di grano duro con tenore di Don - un'aflatossina - ritenuto pericoloso per la salute umana in Canada e, ancora, il paese in questione consente l'utilizzo di glifosate nella fase immediatamente precedente la raccolta, prassi ormai vietata nella Ue.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export prezzi mercati grano proteste

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