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RisorgiMarche, la solidarietà che vince

Tredici concerti per il rilancio del turismo e dell'enogastronomia delle comunità marchigiane colpite dallo sciame sismico iniziato lo scorso agosto: guarda la videointervista all'ideatore e promotore Neri Marcorè

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Da sinistra a destra: Bungaro, Luca Barbarossa, Neri Marcorè e Niccolo Fabi
Fonte foto: © Alessandro Vespa - Agronotizie

E ora, qualcosa che con l'agricoltura sembra entrarci poco. Se vi interessa solo quella, passate pure direttamente agli ultimi due paragrafi.
A nemmeno un anno dall'inizio di una catastrofe che sembra non voler avere fine, quando ormai le luci dei riflettori dei grandi media nazionali sono passate a notizie e catastrofi più 'fresche', a riportare alla ribalta le drammatiche conseguenze dello sciame sismico del Centro Italia non è un blasonato istituto nazionale di geofisica o un telegenico politico o alto funzionario della protezione civile, bensì un attore, virtuoso della comicità e marchigiano Doc: Neri Marcorè, ideatore, organizzatore, promotore e testimonial di RisorgiMarche, festival musicale di solidarietà per la rinascita delle comunità marchigiane colpite dallo sciame sismico avviatosi lo scorso agosto e non ancora esaurito.
 
"Ero stato ad Arquata i primi di settembre scorso per cercare di capire quale tipo di sostegno concreto potevo portare ai cittadini dell'alto Tronto - spiega Neri Marcorè - ma dopo la seconda, violenta scossa del 30 ottobre, mi sono reso conto che se volevo intraprendere un'iniziativa, questa doveva abbracciare tutte le comunità interessate, avere un respiro più ampio di una semplice, per quanto utile, raccolta fondi, per portare affetto e solidarietà a quelle persone costrette a cambiare vita e prospettive da un giorno all'altro. Questo, ovviamente, senza sovrappormi ai compiti della politica.
Da allora ha cominciato a prendere forma e corpo l'idea di un festival diffuso nel territorio che potesse richiamare gente da tutta Italia, e magari stranieri, ed è stato naturale pensare al coinvolgimento di artisti di grande levatura, amici di comprovata sensibilità e generosità - tant'è che hanno aderito immediatamente - che rappresentano il cuore di RisorgiMarche"
.

"Il paesaggio, la natura, l'ecologia sono il terzo cardine del festival" prosegue Marcorè. "I concerti si svolgeranno in siti suggestivi, meravigliosi: i palcoscenici saranno i prati panoramici più belli delle Marche, la scenografia rappresentata dalla cornice dei Sibillini e da cieli azzurri, la luce garantita dalla benedizione e benevolenza del sole pomeridiano".

"I vantaggi - continua l'attore - sono molteplici: il bassissimo impatto ambientale, non ci sarà infatti bisogno di luci artificiali e l'energia per la strumentazione sarà garantita da accumulatori; i veicoli a motore verranno lasciati a debita distanza, poiché l'unico prezzo da pagare saranno il sorriso e la buona disposizione, misti al piacere di camminare o pedalare per raggiungere il luogo dello spettacolo insieme alle altre persone.
La capienza illimitata: trattandosi di prati, i posti non saranno numerati né tanto meno potranno esaurirsi. Bisognerà solo munirsi di plaid o cuscini per sedersi sull'erba.
La sicurezza: sono luoghi aperti, senza barriere se non naturali, accessibili fin dal mattino e godibili, volendo, anche dopo la fine del concerto; il pubblico dovrà lasciarsi pervadere dalla proverbiale lentezza marchigiana, lasciando possibilmente a casa stress e preoccupazioni e rispettando gli inviti degli organizzatori e il lavoro degli artisti e degli operatori"
.

Il programma del festival prevede tredici concerti nella regione, con inizio alle 17:00, a partire dal prossimo 25 giugno fino al 3 agosto.
Questo nello specifico il borderò della manifestazione:
  • 25 giugno: Niccolò Fabi e Gnu Quartet ad Arquata del Tronto (Ap);
  • 7 luglio: Malika Ayane a Cingoli (Mc);
  • 8 luglio: Daiana Lou a Montegallo (Ap);
  • 9 luglio: Ron a Bolognola (Mc);
  • 12 luglio: Enrico Ruggeri ad Amandola (Fm);
  • 20 luglio: Paola Turci a Piani di Ragnolo (Fiastra/Sarnano, Mc);
  • 23 luglio: Bungaro a San Ginesio (Mc);
  • 25 luglio: Samuele Bersani a San Severino (Mc);
  • 27 luglio: Daniele Silvestri a Montefortino (Fm);
  • 30 luglio: Fiorella Mannoia e Luca Barbarossa a Camerino (Mc);
  • 31 luglio: Bunori Sas a Montemonaco (Ap);
  • 2 agosto: Max Gazzè a Sefro (Mc)
  • 3 agosto: Francesco De Gregori, accompagnato da Gnu Quartet e Form-Orchestra filarmonica marchigiana a Visso (Mc). 

Tutto bello e ammirevole, si dirà, ma che cosa ha a che fare con l'agricoltura o l'agroalimentare? Non saranno certo i banchetti di artigiani e produttori locali lungo il percorso dai parcheggi al luogo dello spettacolo a risolvere i problemi. Probabilmente no, ma di certo faranno la loro parte nel rilanciare presso il pubblico i prodotti locali.

La vera risposta alla domanda va cercata nei numeri: il territorio marchigiano rappresenta il 57% del totale delle aree colpite; il numero degli sfollati è pari a 32mila persone, 131 comuni coinvolti su 229, interessato il 30% dei lavoratori e il 24% delle imprese, quasi mille chiese lesionate, 2.600 le opere d'arte gravemente danneggiate. In pratica un tessuto sociale e un'economia messe in ginocchio.

Secondo un'analisi Coldiretti, sono 15.300 le aziende agricole e le stalle nei comuni terremotati della regione, con 175mila ettari di terreni agricoli (il 37% del totale Marche) coltivati da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%). A causa del sisma si stima un calo immediato del valore aggiunto della produzione pari a circa 70 milioni di euro, un terzo del valore totale dell'agricoltura delle zone colpite.
A questi vanno sommati i danni indiretti, con un crollo fino al 90% delle vendite sul mercato locale provocato dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all'esodo forzato.
Ed è proprio il connubio turismo-agricoltura il fulcro delle due economie marchigiane, sia per l'impatto diretto sulla ristorazione che per l'acquisto di vino e prodotti agroalimentari, con un giro d'affari regionale quantificato da Unioncamere in 355 milioni di euro l'anno.

In un quadro simile è proprio l'enogastronomia regionale a dare una spinta fondamentale al festival, con la collaborazione attiva dell'Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), il Consorzio vini piceni e l'Istituto marchigiano di enogastronomia (Ime). Tre compagini che assieme rappresentano quasi la metà del Pil agroalimentare marchigiano.

Il perché di questa collaborazione fattiva ce lo spiega il coordinatore del festival per il settore agroalimentare Alberto Mazzoni: "La nostra idea è rimarginare la ferita della terra attraverso il rilancio della terra stessa e delle sue produzioni. I danni diretti saranno risarciti dallo Stato o dall'Unione Europea, ma il turismo e l'agroalimentare sono settori collegati che del terremoto stanno subendo i maggiori danni indiretti, che valgono circa sei o settecento milioni di euro, un terzo dell'intero valore agroalimentare marchigiano.
Il problema è che nel nostro territorio la gente non passa più e ci sono produttori che hanno visto ridursi del 90% il fatturato perché non sanno più a chi vendere i propri prodotti. La soluzione è quella di ridare vita e linfa al turismo enogastronomico; riportare su questi territori la gente"
.

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