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Una Mano per i Bambini

Innovazione inutile senza comunicazione

Dal campo alla tavola l'innovazione è spesso vista con sospetto. Come fare allora a convincere agricoltori e consumatori ad abbandonare il vecchio per il nuovo? L'intervista a Terry Fleck, direttore del Center for food integrity negli Usa

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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I consumatori vogliono avere maggiori informazioni su quello che mangiano
Fonte foto: The Center for Food Integrity

L'innovazione tecnologica offre opportunità sorprendenti. Chi avrebbe mai pensato venti anni fa che avremmo tenuto in tasca un telefono in grado di fare foto? Chi avrebbe mai immaginato di poter comprare online un oggetto e riceverlo il giorno dopo per posta? L'innovazione ha cambiato profondamente le nostre vite.
Un settore dove però fa fatica a diffondersi è quello agroalimentare. Sono molti gli agricoltori riluttanti ad utilizzare le nuove tecnologie, così come i consumatori, sempre più spaventati da quello che si nasconde dietro ad una etichetta.

"Il cibo, da come viene prodotto a come viene mangiato, è uno degli argomenti a cui le persone stanno più attente e per le imprese è una vera sfida guadagnarsi la loro fiducia", spiega ad AgroNotizie durante il World agri tech innovation summit di San Francisco Terry Fleck, direttore del Center for food integrity, un'associazione statunitense di produttori, commercianti e agricoltori che ha come scopo quello di aiutare il sistema agroalimentare a guadagnarsi la fiducia dei consumatori.

Partiamo da uno degli argomenti più spinosi, gli Ogm. Negli Stati Uniti c'è un acceso dibattito sul Crispr, di che cosa si tratta?
"La tecnologia Crispr apre nuove ed eccitanti frontiere. Oggi abbiamo la possibilità di modificare il Dna di un essere vivente con un livello di precisione che era impensabile fino a pochi anni fa. Gli organismi così modificati non sono transgenici perché non inseriamo geni provenienti da altre specie. Ci limitiamo a produrre in laboratorio, in tempi brevi, in maniera economica e precisa, quello che potrebbe accadere naturalmente in campo".

Per il mondo accademico il Crispr è una vera rivoluzione. C'è però il rischio che questa tecnologia, molto complessa, non sia compresa dall'opinione pubblica e sia assimilata agli Ogm transgenici e quindi stigmatizzata?
"Il rischio c'è in Europa come negli Stati Uniti. Credo che la soluzione non sia fare finta di nulla e sperare che l'opinione pubblica non si mobiliti, quanto spiegare in maniera chiara i vantaggi che il Crispr può portare alle famiglie americane in termini di qualità del cibo, prezzo e impatto ambientale".

Non è facile però spiegare ad una casalinga perché gli Ogm prodotti con il Crispr sono differenti...
"Noi non dobbiamo spiegare la tecnologia, ma i benefici che possiamo ottenere, in agricoltura come nella vita umana. Parliamo di maggiore produttività delle colture, maggiore tolleranza agli stress o alle malattie. Prodotti che deperiscono più lentamente sugli scaffali e che quindi riducono gli sprechi. Animali che si ammalano meno e che quindi hanno bisogno di meno antibiotici. Ma anche l'essere umano, in futuro, potrà avvantaggiarsi di queste tecnologie".

La chiave dunque è comunicare i benefici?
"Assolutamente sì, nel cibo come in agricoltura. Dobbiamo spiegare ai farmers quali sono i vantaggi dell'agricoltura di precisione o di nuove tecniche colturali".

Gli Stati Uniti sono sempre stati fortemente a favore degli Ogm, negli ultimi anni però sta prendendo piede un movimento pro-biologico. Come sta cambiando l'orientamento dell'opinione pubblica?
"In questi anni si sta affacciando sul mercato la generazione dei millennial, i ragazzi e le ragazze che sono nati nell'era di internet e del boom delle tecnologie. Sono consumatori attenti, che vogliono essere informati e che vogliono capire quali benefici possono avere dagli Ogm. E' a queste persone che noi dobbiamo parlare".

I consumatori oggi chiedono sempre più informazioni su ciò che mangiano. La tracciabilità è un elemento essenziale. Secondo lei una azienda deve fornire tutti i dati relativi ad un cibo oppure deve selezionare solo quelli che sono importanti?
"Dagli studi che abbiamo fatto la maggior parte dei consumatori è rassicurata dal fatto di avere accesso ad ogni aspetto di un prodotto, magari attraverso un Qr code sull'etichetta. Nella maggioranza dei casi non viene utilizzato, ma sapere che l'azienda è trasparente nel fornire le informazioni crea di per sé un rapporto di fiducia".

La trasparenza e la tracciabilità possono aiutare le imprese a fare meglio?
"Avere etichette trasparenti spinge le compagnie a migliorare i propri prodotti. Si chiedono se un dato ingrediente sia necessario o se possa essere sostituito con qualcosa di meglio. E questo aiuta tutto il settore a fornire ai consumatori cibi più sani e nutrienti".

Studi condotti in Europa hanno dimostrato che le etichette con scritto 'senza' qualcosa (glutine, olio di palma, additivi, ecc) sono percepite come migliori, anche quando non ci sono fondamenti scientifici. Non si rischia che le aziende per fare felici i consumatori rincorrano a queste mode?
"Negli Stati uniti abbiamo la stessa identica tendenza. Io credo che sia una questione di comunicazione: le aziende devono spiegare perché c'è un dato ingrediente e perché è utile. Molti ad esempio evitano i cibi che contengono conservanti senza rendersi conto che avere un cibo che non deperisce è salutare".
 

In occasione della Rethink Ag & Food Innovation Week (San Francisco, 28-30 marzo 2017) siamo andati a scoprire gli ultimi sviluppi della tecnologia applicata all'agricoltura e al cibo.
Dal precision farming ai big data, dalla robotica all'agricoltura cellulare, AgroNotizie prova a raccontare come produrremo e mangeremo il cibo nel futuro.



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