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Andrew Ive, l'uomo che 'accelera' l'innovazione in agricoltura

Passione, curiosità, idee chiare e rivoluzionarie. Sono queste le qualità che deve avere chi vuole innovare in agricoltura secondo Andrew Ive, managing director di Food-X, l'acceleratore numero uno al mondo di startup AgriFood. Leggi l'intervista

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Andrew Ive è managing director di Food-X, il più importante acceleratore di startup in ambito AgriFood
Fonte foto: Food-X

L'Italia è seduta sopra un grande tesoro, la sua tradizione agroalimentare. Dalla Sicilia alla Valle D'Aosta ci sono prodotti legati al territorio che tutto il mondo ci invidia. Però non sempre le nostre aziende riescono a trasformare questo capitale in idee vincenti sul mercato.

Forse perché innovazione e tradizione non possono essere coniugate? "Assolutamente no, anzi. Piuttosto le idee non bastano, serve un ambiente che le trasformi in business di successo", spiega Andrew Ive, considerato uno dei più visionari pionieri dell'innovazione in ambito agroalimentare e managing director di Food-X.
AgroNotizie lo ha incontrato durante il Future food-tech innovation summit di San Francisco, dove startup innovative e investitori da tutto il mondo si sono incontrati per immaginare come e cosa mangeremo nel futuro.

In Italia abbiamo un grande patrimonio agroalimentare e sono molte le startup che vorrebbero valorizzarlo, magari facendolo conoscere all'estero. Però è difficile avere successo sul mercato. Food-X come può aiutarle?
"Noi acceleriamo tutte quelle startup che hanno a che fare con il cibo, da come questo viene coltivato a come viene trasformato, impacchettato e distribuito. Trasformiamo idee vincenti in business di successo. Tuttavia non investiamo direttamente in ristoranti o in aziende agricole e neppure in business già esistenti, noi vogliamo l'innovazione".

Facile dire innovazione, ma che cosa significa?
"L'innovazione può essere di prodotto, come il burger da agricoltura cellulare. Oppure una tecnologia che permette di fare cose prima impossibili, come avere gelatina senza utilizzare parti animali. O ancora un servizio, come la consegna del cibo a domicilio con una app. Insomma, noi puntiamo su ciò che è innovativo e che può cambiare radicalmente un settore".

Avete accelerato startup italiane?
"Certo, Eattiamo è una società con sede in Italia, in Liguria, che scova i migliori prodotti dell'agroalimentare italiano e li vende negli Stati Uniti. Abbiamo creduto in questi ragazzi e abbiamo investito su di loro portandoli a New York e spiegando come potevano avere successo sul mercato mondiale".

Una startup si deve trasferire negli States per essere accelerata in Food-X?
"Le persone che selezioniamo vengono inserite nel nostro acceleratore che ha sede a New York per un programma di tre mesi. In queste quattordici settimane noi forniamo know-how, risorse e mentori per trasformare una idea in un progetto di business concreto. Alla fine dei tre mesi, con le altre startup del programma, organizziamo dei pitch, delle presentazioni, in cui invitiamo possibili investitori".

Le startup non devono dunque trasferirsi negli States?
"Il nostro obiettivo è avere business di successo. La scelta del luogo in cui operare è subordinata a questo obiettivo cardine. Eattiamo è nata in Italia, è stata accelerata a New York, e ora opera a cavallo tra i due continenti".

Che cosa cercate in una startup?
"Guardiamo prima di tutto alla qualità delle persone. Cerchiamo innovatori, gente appassionata e creativa. Poi vogliamo idee vincenti e rivoluzionarie, ma che si trasformino in qualcosa di grande. Cerchiamo prodotti, servizi o tecnologie che nel giro di pochi anni possono dare vita a grandi aziende. Non siamo interessati a piccoli business. Infine prediligiamo startup che guardano alla sostenibilità, in termini ambientali e umani".

Per accedere a Food-X basta una idea o serve qualcosa di concreto?
"Noi suggeriamo alle startup di validare le proprie idee. Magari qualcuno ha in mente un prodotto che pensa essere rivoluzionario, ma che poi la gente non vuole. Inoltre deve essere qualcosa in cui le persone stesse inviterebbero e questo lo si può capire solo lavorandoci su".

Investire in termini di denaro?
"Il denaro è secondario, il tempo è la risorsa critica. Imbarcarsi in una startup significa investire tre-cinque anni della propria vita in una idea. Se non si è più che sicuri della validità del progetto il fallimento è assicurato".

Che tipo di ambiente trovano a Food-X le startup?
"Food-X ha sede a New York, la città più innovativa del mondo. Noi offriamo uno spazio a Manhattan in cui le persone possono lavorare, ma soprattutto mentori che guidano i giovani imprenditori nel processo di definizione del business. Inoltre mettiamo a disposizione la nostra rete di contatti in tutti i settori del food, dalle industrie alimentari al packaging e al web".

In che modo Food-X ottiene un profitto da questa attività?
"In cambio del 7% dell'azienda noi offriamo tutti questi servizi più 50mila dollari che possono essere usati per sviluppare l'impresa".

Secondo lei quali sono i settori dell'agroalimentare che saranno rivoluzionati nei prossimi anni?
"Difficile dirlo perché ci sono aziende che fanno innovazione in ogni ambito. Per fare un esempio noi abbiamo creduto in una compagnia chiamata Plasma nutrition. Hanno inventato un macchinario per rendere maggiormente assimilabili dall'organismo umano le proteine del siero del latte, oggi usate largamente da chi fa attività sportiva o dai bodybuilder. E' una tecnologia rivoluzionaria che non solo aiuterà gli sportivi, ma anche gli anziani che fanno fatica oggi ad assumere proteine con la dieta".

 
In occasione della Rethink Ag & Food Innovation Week (San Francisco, 28-30 marzo 2017) siamo andati a scoprire gli ultimi sviluppi della tecnologia applicata all'agricoltura e al cibo.
Dal precision farming ai big data, dalla robotica all'agricoltura cellulare, AgroNotizie prova a raccontare come produrremo e mangeremo il cibo nel futuro.



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