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Toscana, una legge per il recupero degli edifici rurali abbandonati

Approvata la normativa regionale per incentivare il recupero del patrimonio edilizio rurale per valorizzare l'esistente, riqualificare il paesaggio e limitare il consumo di suolo

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un casolare abbandonato nella campagna toscana
Fonte foto: © Matteo Giusti - AgroNotizie

E' necessario dare impulso al recupero del patrimonio edilizio esistente quale alternativa al consumo di nuovo suolo e per la valorizzazione del territorio rurale recuperando gli edifici in abbandono.

Così si legge nel preambolo della Legge regionale 3 del 2017, denominata 'Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente situato nel territorio rurale'.
La legge che incentiva il recupero edifici abbandonati nelle aree rurali, che va a modificare la Legge regionale 64 del 2014, che definisce le norme per il governo del territorio.

Entrando nello specifico, questa nuova legge stabilisce le modalità e gli incentivi con i quali potrà avvenire il recupero dei casolari di campagna abbandonati.

Ad esempio viene ammessa la possibilità di un aumento volumetrico per realizzare miglioramenti energetici e di sicurezza sismica e anche il cambiamento della destinazione di uso agricolo, purché previste dalla pianificazione urbanistica comunale.

Scendendo nel dettaglio del testo, l'articolo 1 della legge individua quali sono gli edifici che possono beneficiare delle nuove disposizioni.

Possono usufruire della legge le residenze rurali abbandonate e gli edifici ricadenti nel territorio rurale, così come individuato dalla pianificazione urbanistica comunale, che risultano non utilizzati da almeno cinque anni dalla data di entrata vigore della legge, cioè dal febbraio 2017.

Per dimostrare lo stato di abbandono la norma prevede l'assenza di contratti di fornitura di elettricità per uso domestico negli ultimi cinque anni, da effettuare con dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Possono beneficiare della legge anche edifici considerati in degrado per le loro precarie condizioni di staticità, dovute o all'usura del tempo o ad inadeguate tecniche costruttive utilizzate in passato.

In questo caso si tratta di edifici caratterizzati da una diffusa fatiscenza delle strutture e delle finiture degli edifici, oppure dall'inadeguatezza funzionale dovuta alla insufficienza degli impianti tecnologici, o dalla mancanza o insufficienza degli impianti igienico sanitari, o dalla presenza di condizioni di insalubrità.

Aspetti che devono essere dimostrati tramite una relazione tecnica di asseverazione.

Per questi edifici la legge permette una serie di interventi come descritti nell'articolo 2.

In particolare sono possibili ampliamenti del 10% della superficie utile abitabile legittima, fino ad un massimo di 40 metri quadrati, per adeguamenti alla normativa vigente sui consumi energetici.

Oppure ampliamenti fino al 15% della superficie, fino ad un massimo di 50 metri quadrati, per miglioramenti antisismici di una parte della struttura o fino al 20% con un massimo di 70 metri quadrati nel caso si adegui tutto l'edificio.

Questi ampliamenti poi possono arrivare fino al 30% della superficie e ad un massimo di 90 metri quadri, nel caso si realizzino sia interventi di adeguamento energetico che di adeguamento sismico.

Oltre questo il comune può applicare una riduzione minima pari al 50% degli oneri previsti dalla normativa regionale per il miglioramento ambientale e paesaggistico del territorio rurale.

La legge però, all'articolo 1, individua anche gli edifici che sono esclusi da queste nuove disposizioni.

In particolare sono esclusi quegli edifici che hanno usufruito del condono edilizio del 1985 e del 1994 o che hanno subìto sanzioni in base alla Legge regionale 65 del 2014.

Sono esclusi anche gli edifici assoggettati al restauro e risanamento conservativo previsto dagli strumenti di pianificazione urbanistica comunali e gli edifici che si trovano in aree a rischio idraulico o geomorfologico elevato, cioè in aree dove l'insediamento è da scoraggiare.

Questa legge, secondo le intenzioni dei legislatori, rafforza i principi della legge urbanistica regionale, come dichiarato dall'assessore Vincenzo Ceccarelli, con l'obbiettivo di migliorare gli edifici stessi e di riqualificare il territorio, riducendo allo stesso tempo il consumo di suolo.

Un tipica capanna lucchese con fienile a mandolata in stato di rovina
(Fonte foto: © Matteo Giusti - AgroNotizie)

Un intento importante e condivisibile, che da un lato tende a ridurre la cementificazione di nuove aree, incentivando il recupero dell'esistente e allo stesso tempo vuol riqualificare il paesaggio che gli edifici in abbandono, al di là di qualche aspetto meramente pittoresco, certamente non valorizzano.

Tuttavia la legge ha sollevato anche delle critiche da parte di chi la considera troppo restrittiva, tra questi la Rete toscana delle professioni tecniche, un'associazione senza scopo di lucro che riunisce architetti, geometri, ingegneri, agronomi e forestali, periti industriali, geologi, chimici e periti agrari.

La Rete toscana delle professioni tecniche infatti l'ha considerata una legge buona negli intenti, ma con un approccio parziale al tema del recupero del patrimonio edilizio rurale, che rischia di rendere inefficace la legge stessa, perché poco applicabile.

La rete dei professionisti critica sia i criteri che individuano gli immobili esclusi dai benefici, sia le misure per incentivare il recupero.

Riguardo alle esclusioni, il fatto di aver usufruito di un condono, in particolare di quello dell'85, risulterebbe un criterio troppo limitante che escluderebbe gran parte del patrimonio edilizio rurale.

Secondo la rete, infatti, non si devono equiparare immobili totalmente abusivi (che certo non devo essere premiati) a piccole modifiche realizzate su immobili regolari, magari per miglioramenti funzionali, condonate oltre trent'anni fa.

Dall'altro lato la rete dei professionisti ritiene la mancanza di fornitura elettrica un criterio che va a penalizzare quei proprietari che alla fine non hanno trascurato del tutto gli immobili, avvantaggiando chi invece li ha completamente abbandonati.

Riguardo alle esclusioni, la rete critica anche il fatto che gli edifici rurali sottoposti a restauro e risanamento conservativo, e sono molti, non possano avvantaggiarsi delle possibilità di ampliamento previsti dalla legge.

Anche se a questo proposito si deve osservare che un restauro e risanamento conservativo di per sé dovrebbe mantenere l'immobile come è, essendo teoricamente in contraddizione con la possibilità di ampliamenti.

Per la rete sarebbe importante incentivare gli interventi di recupero anche cercando di ridurre e semplificare tutti quei complessi iter autorizzativi, che costituiscono dei veri e propri costi occulti.

Una legge quindi che sicuramente può essere migliorata, come tutte le leggi, ma che costituisce uno strumento importante nella tutela e nella valorizzazione del territorio, sancendo un principio fondamentale: recupero dell'esistente per valorizzare il patrimonio edilizio e architettonico e ridurre, magari arrestare, il consumo di suolo.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: leggi suolo

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