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Pasta 100% italiana, un'opportunità per chi fa il grano e per chi lo lavora

La produzione certificata su base volontaria, sempre più radicata nel Centro e Sud Italia, coinvolge sia pastifici locali sia grande industria. In attesa dell'origine obbligatoria in etichetta

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Pasta italiana, la certificazione volontaria del made in Italy in attesa dell'origine obbligatoria in etichetta
Fonte foto: © vagabondo - Fotolia

E' di stretta attualità il tema dell'origine obbligatoria in etichetta del grano usato per la pasta per poter valorizzare la cerealicoltura italiana e difenderla dalla crisi causata dal crollo dei prezzi e dalla concorrenza estera.
Una crisi che in Italia coinvolge più di 300mila aziende e 2 milioni di ettari interessati dalla coltura, di cui si è parlato in un recente articolo su AgroNotizie.
E alcune aziende già da alcuni anni hanno intrapreso la strada della certificazione volontaria per offrire prodotti 100% italiani.

Tra i primi pastifici a lanciare una pasta 100% italiana fu Granoro, in Puglia, nel 2012, seguita poi da altre aziende.

Un'idea che è stata oggi anche di diverse imprese della grande distribuzione, come ad esempio Coop, Lidl, Iper, che offrono una linea di pasta italiana 100% con il loro marchio.

Un settore, quello della pasta di qualità italiana, che trova però le maggiori espressioni nei pastifici di carattere più locale, magari, artigianale, che spesso sposano il concetto di qualità con l'identità territoriale, usando grani locali, o addirittura di produzione aziendale, come nel caso di alcune cooperative e aziende agricole.

E un buon numero dei principali pastifici a realizzare pasta da solo grano italiano, si trovano nelle regioni del Centro Italia, che dopo il meridione, sono tra le zone maggiormente vocate per la coltivazione del frumento duro.

Si possono ricordare il pastificio Verrigni e il pastificio Giuseppe Cocco in Abruzzo o pasta Mancini nelle Marche, i pastifici Palandri e Fabianelli in Toscana.

Toscana e Marche si distinguono anche per le aziende agricole, o cooperative, che hanno intrapreso la produzione aziendale di pasta, come la cooperativa produttori di Santa Luce e l'azienda agricola Floridda a Pisa, la cooperativa Agrituscan a Siena, così come l'azienda Girolomoni a Urbino e la cooperativa La Terra e il Cielo ad Ancona.

Un tipo di prodotto, quello della pasta italiana, che ha iniziato a fare seguaci anche nella grande industria alimentare, come la Barilla, che dal 2014 ha lanciato una nuova linea di pasta, a marchio Voiello, con grano varietà Aureo 100% italiano, coltivato in Abruzzo, Molise, Puglia e Campania.

Barilla, una delle poche realtà a riuscire a distribuire la sua pasta 100% italiana su tutto il territorio nazionale, ha rinnovato in questi giorni i contratti triennali con i produttori, accordi descritti a dicembre sempre su AgroNotizie.

Un accordo importante per l'Abruzzo che conta 30mila ettari coltivati a grano duro, per una produzione di oltre un milione di quintali di frumento duro.

Una strada, quella della pasta 100% italiana, che si spera faccia da apripista all'origine obbligatoria del grano in etichetta, e contribuisca a far ritornare uno dei prodotti simbolo dell'Italia, veramente italiano al 100%.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare cerealicoltura grano etichettatura made in italy crisi pasta cereali frumento

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