Le sfide che attendono la Puglia sul fronte dell’irrigazione e della bonifica sono tante e la situazione sul terreno si presenta difficile, nonostante la legge di riforma del 2012. E’ quanto emerso recentemente alla Camera di Commercio di Bari, durante l’incontro  “La riforma dei consorzi di bonifica per un’agroalimentare in evoluzione”.
 
“La terra frana a causa della mancanza di un’adeguata politica di prevenzione e di governo del territorio. Fenomeni meteorologici sempre più intensi, concentrati in poche ore e su aree circoscritte, con alluvioni e danni anche in aree non eccessivamente antropizzate fa emergere la necessità di considerare i loro effetti per pianificare e programmare le politiche territoriali nei prossimi anni" ha detto Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, che ha presentato così la prima analisi del rischio idrogeologico in Puglia e dei costi dell’acqua.

La Puglia, periodicamente colpita dalla siccità, negli ultimi anni è bersaglio di alluvioni e piogge torrenziali, e l’acqua che perviene sul territorio con questi eventi eccezionali non viene riutilizzata per fini irrigui, a causa della carenza di infrastrutture ad hoc. I mutamenti climatici impattano un territorio fragile: in Puglia ben 232 Comuni su 258 (78%) è a rischio idrogeologico.

E irrigare costa molto e in maniera diversa a seconda del luogo: un ettaro di uva da tavola a Palagianello, Ginosa o Castellaneta – di competenza del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara – costa 410 euro con l’erogazione ogni 8 giorni per 8 ore, contro i 1.800 euro a Conversano - da versare all’Arif - per 8 ore e per irrigare 1 volta alla settimana per circa 14 settimane da giugno a metà settembre. Del resto, non è mai stato rinegoziato il costo dell’acqua con la Regione Basilicata e soprattutto con l’Acquedotto Pugliese che paga l’acqua 4 centesimi al metro cubo e la rivende ai consorzi di bonifica, dopo la potabilizzazione, a 80 centesimi al metro cubo.

Nel settore irriguo i Consorzi pugliesi gestiscono una superficie servita da opere di irrigazione di oltre 210mila ettari ai quali l'acqua perviene grazie a 102 invasi e vasche di compenso, 24 impianti di sollevamento delle acque a uso irriguo, 560 chilometri di canali irrigui e circa 10.000 chilometri di condotte tubate.
I Consorzi pugliesi provvedono a garantire lo scolo di una superficie di oltre un milione di ettari, gestiscono circa 500 chilometri di argini, devono provvedere a 265 briglie e sbarramenti per laminazione delle piene. I Consorzi di bonifica sovraintendono al funzionamento di ben 23 impianti idrovori, alla manutenzione di oltre 1126 chilometri di canali e 9.360 ettari di forestazione. 

“L’azione di accompagnamento che la Regione Puglia ha svolto nell’ultimo decennio – ha rimarcato Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia - con l’obiettivo di traghettare le strutture consortili fuori dalla crisi economico-finanziaria non ha sortito gli effetti sperati. Il lungo commissariamento e l’improvvida decisione di sospensione della riscossione dei ruoli da oltre dieci anni hanno aggravato la situazione dei consorzi di bonifica ubicati sotto la linea dell’Ofanto. Eppure esistono gli esempi virtuosi dei due consorzi di bonifica del Gargano e della Capitanata non commissariati che, per esempio, hanno attivato interventi urgenti per rimuovere detriti e fango e il riassetto idrogeologico del territorio".

Dei sei consorzi di bonifica operanti in Puglia, quattro sono stati gestiti da Commissari per molti anni (alcuni sin dagli anni novanta, altri negli anni 2000) e successivamente da un Commissario unico: Terre d’Apulia, Arneo, Ugento e Li Foggi, Stornara e Tara.
 
Il 13 marzo 2012 il Consiglio regionale della Puglia approva la Legge n. 4 “Nuove norme in materia di bonifica integrale e di riordino dei consorzi di bonifica”. Ma  le strutture consortili non sono ancora state traghettate dal commissariamento unico all’autogoverno e non è stato ancora approvato il piano generale della bonifica con conseguenza pesanti sulla gestione ordinaria e sulla manutenzione delle opere consortili.