Questa è una storia di viticoltori che hanno saputo leggere la terra, la natura, anzi la Natura. 
La terra è il dizionario che ha suggerito le parole che oggi, annata dopo annata, vengono raccontate dai vini del Sassicaia.

Le radici

Alessandro Petri è da 25 anni l'agronomo della Tenuta San Guido. Le nostre strade "digitali" si sono incrociate osservando la mappa della costa Etrusca tra Livorno e Grosseto, nella Maremma che si estende per 13 chilometri dal mare fin dietro le colline, delimitata a est dall'Oasi di Bolgheri.
Mi parla dei corsi seguiti presso la facoltà di enologia dell'Università di Bordeaux. "I concetti di canopy, di superficie fogliare esposta, di rapporto tra altezze e distanze dei filari che lì ci venivano proposti come ultime scoperte dell'ecofisiologia viticola erano per me rapporti noti che già avevo riscontrato nei vigneti del Sassicaia; per non parlare delle "graves", quei suoli ciottolosi che danno i migliori crus del Medoc e che a me apparivano come un familiare déja vu".
Il suo racconto inizia con le le parole del marchese Mario Incisa della Rocchetta, alla cui intuizione si deve il Sassicaia, introduceva il suo libro "La Terra è viva" (Firenze, 1984).

"L'unico movente di tutte le idee che cercherò di esporre è il mio rispetto illimitato per la Natura in tutte le sue forme, in tutte le sue manifestazioni, in tutti i suoi misteri, in tutti i suoi miracoli che noi andiamo via via scoprendo e non possiamo desistere dall'ammirare." 

I vigneti della Tenuta San Guido si estendono su una superficie complessiva di circa 90 ettari e sono suddivisi in zone scelte per le particolari caratteristiche sia di esposizione che di composizione del terreno. I vigneti, allevati a cordone speronato, producono circa 55-60 Q.li di uva per ettaro.

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Vigneti Tenuta San Guido

"Dal rispetto della Natura" racconta Alessandro "nasce l'intuizione del Marchese dell'"agire secondo natura": un'intuizione che impone un mettersi in disparte, osservare, per agire in accordo con i tempi e i ritmi che la Natura ci impone. Nel suo libro il marchese parla del rispetto per

"i giorni che succedono cronometricamente, da sempre, alle notti; per le stagioni che si susseguono inesorabilmente e che, col loro avvicendamento, regolano da sempre le nostre attività…le nostre coltivazioni, tutte cose che noi dimentichiamo senza mai pensare che dobbiamo a quei fenomeni naturali la nostra esistenza e tutto ciò che ci attornia; che un loro arresto, per un minuto soltanto, una minima deviazione dall'ordine predisposto, significherebbe la nostra fine".

"L'uomo che coltiva tale umile atteggiamento" sottolinea Alessandro "aumenta il suo stato di armonia con la Natura. Il Marchese aveva capito il potenziale di queste terre, ne era rimasto affascinato ed aveva compreso che sarebbero state in grado di produrre quel vino "diverso". Questa consapevolezza l'aveva portato a scelte controcorrente e non condivise dai fattori e dagli agenti agrari del tempo".

L'origine della parola Sassicaia

"Nella nostra campagna per designare un terreno marginale ed improduttivo con elevata pietrosità si usa l'espressione: "è una sassicaia". La scienza agronomica del marchese Incisa lo portò a dedurre che, per il suo vino ideale, quello era un suolo magico ed unico".

Il ruolo dell'agronomo

"Come agronomo mi limito ad esporne le caratteristiche agropedologiche che descrivevo nelle mie relazioni tecniche circa venti anni fa". Alessandro Petri ha incontrato i laureandi del corso di enologia dell'Università di Pisa, ai quali ha presentato una relazione nella quale ha cercato di gettare le basi di una viticoltura che attinge da radici antiche quanto la vite stessa e "che fa parte del nostro patrimonio culturale che abbiamo il dovere di riesumare". 

"La zona Sassicaia, presenta suoli che provengono da formazioni del Pleistocene medio, con conglomerati e ciottoli fortemente eterometrici, costituiti dai tipi litologici dell'Alloctono ligure, con matrice argillosa e franco argillosa in cui si riscontrano concrezioni di ferro-manganese. Ne risultano terreni di colore rosso, ricchi di microelementi indispensabili per conferire particolari aromi al bouquet di vini di qualità e caratteristiche di serbevolezza nell'invecchiamento".

"Nel caso del Marchese, per un agronomo che all'inizio del secolo scorso si occupava di viticoltura non c'erano a disposizione gli strumenti e le tecnologie attuali: il pH del suolo si evinceva dalla particolare flora spontanea e si valutava il potenziale agronomico di un terreno con l'intuito o l'accostamento, per similitudine, ad altre aree note".
"Certo, il trovare nella vigna della Sassicaia, (dal cui toponimo proviene il nome del vino), degli antichi stucchi, gli acer campestris, relitti della viticoltura etrusca, piante alle quali si maritava la vite, evidenzia un luogo che a pelle comunica il suo legame di millenni con l'ampelocoltura".

Un legame imprescindibile con il territorio

Un'enorme roccia, alberi secolari, profili particolari di monti, cornici di boschi, corsi d'acqua o campi che si protendono verso il mare sono elementi che evidenziano la particolarità di un ambiente agreste.
"Come agronomi, dobbiamo prenderci delle responsabilità riguardo alla pianificazione del territorio: mantenendoci in equilibrio tra causalità e casualità, dobbiamo produrre una sensibilità che rispetti i luoghi con le proprie caratteristiche intrinseche ed estrinseche".
Tutta questa ampia digressione per illustrare le idee del Marchese Incisa nel suo originalissimo modo di occuparsi di agricoltura; linee tuttora sostenute dal figlio Nicolò e dalla sua famiglia nella conduzione della Tenuta San Guido.
"Se la sappiamo ascoltare, la Natura ci parla costantemente" sottolinea Alessandro: "se un terreno si presenta sassoso, prima di affrettarsi a spietrarlo dobbiamo capire in che modo queste pietre conferiscono una caratteristica particolare a quel tipo di suolo. Pensate che nell'antica Palestina, uno dei centri propulsori della viticoltura, la vite veniva allevata sui "Tel eilat ejnab" letteralmente "cumuli del vino": macie di pietra capaci di trattenere in quei climi pre-desertici oltre due litri di acqua al giorno che sulle pietre si condensava per excursus termico".

Uno sguardo al futuro ed un augurio

"Occorre aprirsi al nuovo pur rimanendo legati al solco della tradizione, altrimenti si corre il rischio di una standardizzazione: una lettura attenta del territorio eviterà di piantare dappertutto gli stessi vitigni ed usare le stesse tecniche viticole e di vinificazione. Il lavoro onesto dell'enologo sarà quindi quello di trarsi in disparte per far esprimere le caratteristiche del vitigno, le terre di provenienza e la sua naturale evoluzione in vino".
Agli studenti che ha incontrato, Alessandro ha augurato "che la vostra attenzione e sensibilità di nuovi enologi renda i vostri vini degli elixir curativi, bevande che esaltino la vita nella sua meravigliosa manifestazione e spiritualità, siano rimedio agli affanni e motivo di socializzazione e di convivialità ed evitino tutte le implicazioni patologiche e distruttive che, in una cultura che spesso propone un bere irresponsabile, al vino vengono erroneamente imputate".

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Vini Sassicaia Tenuta San Guido

A proposito delle parole...

Andrea Gori, il "sommelier informatico", segnala
"Il Sassicaia è uno di quei vini che per la loro eleganza sono capaci di parlare a tutti"
 


Nota della redazione: presso la Tenuta San Guido viene utilizzato il QdC® - Quaderno di Campagna come supporto per la mappatura delle operazioni colturali, la gestione delle pratiche per un'agricoltura sostenibile, la rintracciabilità.

Crediti fotografici: video "Sassicaia - Marchese Nicolò Incisa Della Rocchetta" e sito Sassicaia.com.